Come una garza avvolge un corpo dall’epidermide indifesa e troppo sensibile, così le ierodule proteggono l’hacienda dove si troverebbe più esposta al contatto col materiale non inerte: amministrazione e servizi, dipartimenti di selezione e dismissione delle risorse umane. Il clero dirigenziale se ne avvale come segretarie e assistenti.

Segno del loro passaggio è una scia di profumo, nuvola imprendibile di estenuata dolcezza, che invita al deliquio; nulla potrebbe contrastare di più con l’ambiente in cui si svolgono le attività lavorative, regno dell’esattezza e delle luci crude.

Come carrozzerie di automobili di lusso nel salone del concessionario, mai violate dalla polvere del mondo e dall’unto di dita umane, i loro paramenti si mostrano perennemente lucenti della patina del nuovo. Spesso, al pari di mastini, hanno volti devastati e brutali, carbonizzati dalle lampade abbronzanti, mentre gli apparati di vestiario sono leziosi, ingentiliti da pizzi e ricami da ragazzine, scrittarelle tirabaci, brillantini giocondi.

Portano gioielli zingareschi, fatti per tintinnare come segnali: orecchini con lunghi pendagli, collane d’ambra e altre pietre grosse e scure, che cozzando replicano il battere dei tacchi sui pavimenti marmorei dei piani alti. Inaspettata è la loro cortesia, così come lo sgarbo; ma per lo più si mantengono distanti e impassibili. Solo a chi si presenta molto presto o si trattiene fino a notte potrà capitare di sorprenderle in compagnia delle rispettive eminenze, in qualche ufficio rimasto deserto, o presso i distributori automatici di bevande; e allora le si vedrà ridanciane, quasi melliflue, mentre con gesto d’inaudita intimità aggiustano cravatte.

—F.Sollima, Fenomenologia dell’umiliazione, I, p.264