settembre 2012


Come una garza avvolge un corpo dall’epidermide indifesa e troppo sensibile, così le ierodule proteggono l’hacienda dove si troverebbe più esposta al contatto col materiale non inerte: amministrazione e servizi, dipartimenti di selezione e dismissione delle risorse umane. Il clero dirigenziale se ne avvale come segretarie e assistenti.

Segno del loro passaggio è una scia di profumo, nuvola imprendibile di estenuata dolcezza, che invita al deliquio; nulla potrebbe contrastare di più con l’ambiente in cui si svolgono le attività lavorative, regno dell’esattezza e delle luci crude.

Come carrozzerie di automobili di lusso nel salone del concessionario, mai violate dalla polvere del mondo e dall’unto di dita umane, i loro paramenti si mostrano perennemente lucenti della patina del nuovo. Spesso, al pari di mastini, hanno volti devastati e brutali, carbonizzati dalle lampade abbronzanti, mentre gli apparati di vestiario sono leziosi, ingentiliti da pizzi e ricami da ragazzine, scrittarelle tirabaci, brillantini giocondi.

Portano gioielli zingareschi, fatti per tintinnare come segnali: orecchini con lunghi pendagli, collane d’ambra e altre pietre grosse e scure, che cozzando replicano il battere dei tacchi sui pavimenti marmorei dei piani alti. Inaspettata è la loro cortesia, così come lo sgarbo; ma per lo più si mantengono distanti e impassibili. Solo a chi si presenta molto presto o si trattiene fino a notte potrà capitare di sorprenderle in compagnia delle rispettive eminenze, in qualche ufficio rimasto deserto, o presso i distributori automatici di bevande; e allora le si vedrà ridanciane, quasi melliflue, mentre con gesto d’inaudita intimità aggiustano cravatte.

—F.Sollima, Fenomenologia dell’umiliazione, I, p.264

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All’IFA di Berlino di quest’anno – la più importante fiera di elettronica di consumo europea che si tiene annualmente a Berlino, in Germania – sono emerse diverse innovazioni tecnologiche che tolgono il fiato, danno il senso del meraviglioso; un po’ di questo senso del futuro lo possiamo respirare da un paio di articoli di Repubblica (qui e qui). Ai televisori di altissima e raffinata tecnologia (prendo per esempio, sempre da Repubblica, questa descrizione):

piattissimi, contrasto illimitato, colori brillanti grazie ai sub-pixel che illuminano il 20% in più rispetto a un led tv e affiancano la tecnologia multi view, che consente a due persone di visualizzare simultaneamente sullo stesso schermo due programmi differenti, con la possibilità di ascoltare ogni programma separatamente usando degli occhiali con cuffie integrate. C’è anche la possibilità di “muovere” i canali con il solo gesto della mano

si affiancano lavatrici, frigoriferi, ferri da stiro, tutti oggetti ridisegnati da funzioni impensabili fino a un giorno fa e che già propongono il ridisegno della casa del futuro (fonte: stesso articolo di Repubblica):

il prototipo Digital Rapture è un sistema formato da quattro parti che dialogano per permettere all’utente di riprodurre in casa le atmosfere degli ambienti esterni. Come? Semplicemente con una spilla che si chiama Redocrypt: è capace di memorizzare gli odori, i colori, i suoni e le vibrazioni del mare o di una passeggiata nel bosco e di riprodurle, attraverso casse, una coperta a sensori e un pannello luminoso, all’interno della propria abitazione.

La domotica, insomma, appare oggi la frontiera più estrema della tecnologia, e fa davvero male vedere il mondo dei computer e dei sistemi operativi segnare il passo, mentre rincorre il sistema touch perfetto e non innova nulla nelle funzionalità. Il software appare come un oggetto sottomesso al marketing, per vendere PC e telefonini sembra che occorra soltanto l’adozione di sistemi più versatili e cool per le gesture, il modo più eclettico di sfogliare e zoomare lo schermo acquisisce agli occhi del consumatore molta più importanza delle novità intrinseche alle funzionalità software (a chi dovesse essere interessato all’argomento consiglio un mio approfondimento apparso su Delos 147) e così, le automatizzazioni robotiche riprendono il ruolo che scrittori di SF del passato avevano previsto, lasciando gli ingegneri software sepolti sotto un bellissimo e inutile schermo tattile.