L’hacienda adduce spesso a giustificazione della propria esistenza la realizzazione di prodotti. Ma si osservi il processo generale che li santifica quanto più li svuota, riducendoli infine a gusci cavi, privi di asperità e colore, su cui possa far presa col massimo arbitrio il sudario glorificante della pubblicità: allora risulterà chiaro che tale giustificazione è un pretesto.

Libera dagli obblighi della realtà, l’hacienda genera null’altro che involucri, la cui sostanza si riassume nella mera pretesa affermata perentoriamente dall’etichetta e dalla confezione, e supportata dalla falsa testimonianza dei manuali. Prove fittizie che col loro rimandarsi sortiscono un’illusione di consistenza, mentre si tratta di un circolo vizioso che corre intorno al nulla, e lo protegge. L’incantamento pubblicitario provvede a che ben pochi si avventurino nel tentativo di usare davvero il prodotto; il suggerimento è di conservarlo, per farne collezione o esibirlo al momento opportuno: vien fatto chiaramente intendere che il suo regno non è di questo mondo. Alle lamentele e all’insoddisfazione di quei pochi si fa fronte con le garanzie, esse stesse puramente nominali, e soprattutto negando l’evidenza.

—F.Sollima, Fenomenologia dell’umiliazione, I, p.48