The Hunger Games è un romanzo young adult di fantascienza distopica, primo di una trilogia, scritto da Suzanne Collins e pubblicato in prima edizione nel 2008.

Il libro ha avuto un enorme successo all’estero, attirando l’attenzione di un pubblico vasto ed eterogeneo, oltre ad incuriosire tutti gli appassionati del genere fantascientifico, non da ultimo grazie anche alla recente trasposizione cinematografica che ha incassato cifre iperboliche fin dai primi giorni di proiezione.

The Hunger Games è ambientato in un mondo post-apocalittico, in una zona geografica chiamata Panem che coincide all’incirca con l’attuale Nord America, e suddivisa in Dodici Distretti, la cui economia è caratterizzata da un tenore di vita sostanzialmente precario, spesso prossimo all’indigenza, salvo rare eccezioni.
Il Governo reggente, saldamente accentrato, mantiene un ferreo controllo e ha sede nella città centrale di Capitol; è inoltre il promotore e ideatore – i Gamemakers in particolare – degli Hunger Games, che si tengono a cadenza annuale.
Nati dopo la ribellione del Distretto 13, risoltasi con l’annientamento finale di quest’ultimo, tali giochi sono un vero e proprio evento televisivo e hanno il fine, almeno quello dichiarato, di dimostrare che il Governo tutto può controllare e ha diritto di vita e di morte su ogni cittadino. Annualmente, quindi, il nome di un ragazzo e una ragazza di età compresa fra i 12 e i 18 anni appartenenti a ciascun Distretto viene sorteggiato e va a formare il gruppo dei tributi, ovvero i partecipanti, che saranno costretti a confrontarsi in un’estrema e sanguinosa lotta di sopravvivenza in un luogo selvaggio e ostile, nel quale dovranno non solo sopravvivere, ma affrontarsi finché non ne rimarrà uno soltanto che sarà decretato vincitore.
La 74° edizione degli Hunger Games vede partecipare per il Distretto 12 la sedicenne Katniss Everdeen, protagonista principale dell’intera trilogia, che si è offerta volontaria al posto della sorella, e Peeta Mellark.
Dopo la fastosa presentazione al pubblico televisivo, orchestrata nei minimi dettagli per catturare l’attenzione e l’interesse degli spettatori, i giochi iniziano nella maniera più feroce, tanto che già alla fine del primo giorno undici tributi su ventiquattro rimangono uccisi.
Katniss e Peeta, in un primo momento da soli e poi alleati tra loro, aiutandosi vicendevolmente riescono a cavarsela, grazie al favore che man mano arrivano a conquistare tra il pubblico e di conseguenza ai doni che gli sponsor decidono di inviare – concedendo loro così una possibilità in più di sopravvivere.
Dopo vicissitudini cruente e adrenaliniche, nonché scaltrezze più o meno manifeste, alcune tali da costringere i Gamemakers ad apportare qualche ritocco alle regole, e colpi di scena, i giochi terminano in maniera inedita rispetto agli altri anni.

Suzanne Collins ha dichiarato che l’idea per il romanzo ha radici composite: i reality show televisivi, il mito greco di Teseo, il servizio di suo padre nella guerra del Vietnam.
In molti hanno sottolineato criticamente la sua forte somiglianza con Battle Royale, romanzo di Koushun Takami; altri punti di contatto cinematografici si possono trovare, ad esempio, anche con Death Race 2000 di Paul Bartel e Rollerball di Norman Jewison.

Il libro è gradevole e di agevole lettura.
Pur essendo uno young adult, l’elemento romantico è presente in maniera limitata e non indigesta; anzi, in realtà in questo primo romanzo risulta volutamente ambiguo, in bilico tra sentimento autentico ed espediente dei protagonisti per attirare il favore degli spettatori.
Personalmente non mi ha coinvolto molto lo stile (la narrazione in prima persona al presente, le frasi troppo concise), così come la scarsa analisi ed evoluzione psicologica ed emotiva dei protagonisti.

La parte più interessante messa in luce non è tanto il generale scenario post-apocalittico e distopico, ormai quasi inflazionato, ma la peculiarità dei giochi che si configurano come una probabile futura evoluzione – estrema – dei reality show.
Probabile nel senso di credibile, possibile, alla luce degli esiti e dell’entusiasmo suscitato dal libro nella fascia proprio degli  young adult: se parecchi sono stati gli articoli di lettori adulti che hanno evidenziato come esso abbia un grande potenziale nel mettere in luce gli inganni e il controllo esercitato dal potere televisivo e governativo – una sorta  di 1984 per giovanissimi (a mio avviso paragone quanto mai esagerato) – le reazioni degli adolescenti dimostrano di averne colto quasi esclusivamente il lato avventuroso e romantico, nonché il vagheggiamento di vivere un reality show simile.
Una vera occasione mancata: invece di suscitare consapevolezza, gli Hunger Games sono stati presi come  un possibile modello di gioco nuovo e divertente in grado di procurare fama mediatica, peripezie e flirt – per lo più senza una minima riflessione sui concetti sconvolgenti e distopici evidenziati dal romanzo.
Questo dimostra che è importante che esista buona narrativa, anche di largo consumo, in grado di suscitare dubbi, domande, riflessioni, consapevolezza, ma che è altrettanto fondamentale che tali parole possano cadere su terreno non completamente arido o incapace di cogliere simili spunti.
Mi chiedo, allora, alla luce di quanto sopra, se la società contemporanea non si sia ormai spinta oltre il limite di quella distopia che si temeva verificarsi un domani e che invece staremmo vivendo già oggi.