All’origine dell’umiliazione c’è la fame: non l’occasionale appetito, non il fuggevole desiderio, ma uno stato di mancanza permanente. Perciò ogni condizione di integrità, anche limitata, in quanto interrompe la fame e consente di guardare all’umiliazione con disprezzo, rappresenta per l’hacienda una minaccia contro cui va esercitata una sorveglianza costante. L’integrità deve essere intaccata a ogni costo: a questo scopo vengono messi in opera meccanismi instancabili che da un lato producono valore, dall’altro lo concentrano. Il valore viene generato mediante evocazione: tale è infatti la fantasmagoria pubblicitaria, la cui foschia lucente sfuma i contorni degli oggetti, nasconde la loro natura di manufatto seriale per trasformarli in apparizioni di perfezione, unici ed eterni. La concentrazione avviene in modo che grandi quantità di ciò che più è desiderabile vengano poste alla minor distanza possibile, dove siano prossime, pur restando intangibili.

—F.Sollima, Fenomenologia dell’umiliazione, I, p.5