Anne McCaffrey

“Improvvisamente mi chiesi: che cosa succederebbe se i draghi fossero buoni?” (A. McCaffrey)

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The Dragonriders of Pern è l’opera più nota di Anne McCaffrey.
Le storie sono ambientate sul pianeta Pern, facente parte del sistema di Rukbat, sul quale i terrestri si sono stabiliti da migliaia di anni, tanto da dimenticare le proprie origini di colonizzatori giunti dalla Terra attraverso lo spazio e l’avanzatissima tecnologia che avevano a disposizione.
La più grande minaccia per Pern sono i fili (thread), che cadono dal cielo bruciando e devastando ogni cosa e causati dal ciclico ripresentarsi della Stella Rossa. Per combatterli gli abitanti hanno da tempi remoti sviluppato una particolare simbiosi e telepatia con i draghi, il cui ardente respiro riesce a sconfiggere i fili.

L’organizzazione sociale che i colonizzatori terrestri hanno cercato di costruire presenta alcune caratteristiche simili al feudalesimo; è inoltre fortemente stabile e improntata all’utopismo, volendo rappresentare una compagine ideale destinata a evitare la violenza e l’eccesso dei propri antenati e al contempo garantire equamente il benessere e la giustizia. Una simile struttura richiedeva una notevole concentrazione di risorse socio-economico e un sistema altamente efficiente e ben gestito – che nella prima epoca era amministrato da diversi Weyr perfettamente organizzati.
Un idillio, in un primo momento, che dopo secoli di insediamenti umani è man mano degenerato, tanto che alcune zone decaddero completamente oppure furono soggette al dispotismo − quasi a sottolineare amaramente come sia facile per l’uomo ripetere i suoi stessi errori.
Le problematiche socio-economiche che col tempo sono venute a crearsi, le insidie sempre più imprevedibili e devastanti dei fili, rendono consapevoli i personaggi principali della necessità di rivedere e rinnovare l’intero sistema, trovare soluzioni nuove maggiormente integrate con l’ambiente, valorizzare le risorse e trovarne di alternative, impiegare nuove tecnologie, recuperare la cultura e le conoscenze dei progenitori ormai perdute.
Tematiche importanti, quindi, che si accompagnano al profondo valore attribuito alla democrazia, alla lealtà, al rispetto per tutte le creature viventi, sorrette da un solido impianto scientifico e speculativo; viene sottolineato, inoltre, come in alcuni momenti storici sia inevitabile la spaccatura tra tradizionalismo e modernismo, il necessario impulso verso il cambiamento, desiderato quanto temuto.

Romanzi e racconti non si susseguono in ordine cronologico, bensì singolarmente o a piccoli  gruppi raccontano uno spaccato della storia di Pern: ciò perché il vero nucleo della narrazione è proprio questo pianeta e il suo ecosistema, la storia e i misteri che porta con sé dall’arrivo fortunoso dei primi umani; non è solo una cronaca di vicende, ma la capacità di far vivere un universo altro.

Il successo strepitoso di questa saga, amata da fan vecchi e nuovi, è testimoniato anche dai numerosi siti ad essa dedicati, dalla fan art ispirata a personaggi e scenari, dalla pubblicazione di The Masterharper of Pern, cd con musiche di Mike Freeman e Tania Opland e supervisionato dalla stessa McCaffrey, dal fatto che alcune storie di The Dragonriders of Pern potrebbero arrivare persino nelle sale cinematografiche già il prossimo anno.
Non da ultimo, una delle migliori scrittrici fantasy odierne, Robin Hobb, ha dichiarato ufficialmente il ruolo fondamentale che ha avuto la McCaffrey nell’ispirazione delle sue storie.

Particolare menzione merita un altro libro, The Ship Who Sang, l’opera preferita dalla scrittrice stessa e dedicata “alla memoria del colonnello, mio padre, Herbert George McCaffrey, soldato patriota cittadino per il quale ha cantato prima nave”.
La protagonista è Helva, una brainship, ossia un cyborg molto particolare, un cervello umano incapsulato in una navicella spaziale ad altissima tecnologia.
Ambientato nel futuro e nella Federation of Sentient Planets, i genitori di bambini con gravi disabilità fisiche, ma dall’intelletto integro e particolarmente dotato, possono permettere loro, invece di essere sottoposti ad eutanasia, di sopravvivere come cervelli chiusi in un guscio di titanio munito di collegamenti informatici e nervi sensoriali legati a un computer, e istruiti per diverse professioni. Alcuni, i migliori, sono impiegati come brainship in grado di operare in modo indipendente, benché di solito accompagnati da una persona (brawn) che viaggia sulla nave quale pilota/equipaggio con specifiche missioni interplanetarie da compiere.

Anne McCaffrey è una grande intessitrice di storie di affascinanti universi remoti, avventure dalle quali lasciarsi assorbire completamente, traboccanti del mitico sense of wonder, benché mai affatto avulse dalla realtà, poiché lasciano filtrare le problematiche del suo tempo e preoccupazioni per il futuro.
È dotata, inoltre, di una straordinaria profondità nell’affrontare i sentimenti e la complessità dei personaggi, riesce a fondere mirabilmente, in modo intenso e acuto, narrazione ed emozioni: immaginazione e passioni, scenari fantastici e protagonisti sono un tutt’uno, straordinariamente vivi e coinvolgenti.
I mondi della McCaffrey mostrano come la fantasia, sostrato fondamentale a cui la scrittrice attinge copiosamente, e il fantastico permettano di esplorare realtà alternative, abbiano la potenzialità di mettere di fronte a storie nelle quali qualcosa di inaccettabile possa diventare ordinario, costringendoci a seguire percorsi di riflessione che permettono di osservare la realtà in maniera più critica, ma anche di immaginarla – o costruirla – più stupefacente.