Anne McCaffrey

Prima parte

Tutta l’opera di Anne McCaffrey risente fortemente della sua personalità, dell’orientamento che ha sempre coraggiosamente cercato di imprimere alla propria vita e degli ideali che ha riversato nelle sue storie, certa che fossero un mezzo per condividere valori e considerazioni con più persone possibile.

La sua formazione fu influenzata dallo studio delle lingue straniere, della letteratura, della storia, della mitologia, e dalla sua passione per il teatro e la musica.
Fondamentali furono le sue letture: dopo le avventure di Rudyard Kipling, fu conquistata dal genere fantastico grazie alle storie di Abraham Merritt, di Edgar Rice Burroughs, soprattutto la serie di John Carter, al romanzo utopico Islandia di Austin Tappan Wright, a Rupert of Hentzau e The Prisoner of Zenda di Anthony Hope, fino alla grande stagione d’oro della fantascienza, a partire dagli anni Cinquanta, che la già adulta Anne amò visceralmente tanto da ardire a scriverne anche lei stessa.
In questo fu una delle pioniere del tempo: essere, tra la fine degli anni ’50 e primi anni ’60, una donna che desidera affermarsi in un genere che contava lettori e autori prevalentemente maschili, per lo più contraddistinti da atteggiamenti reazionari e diffidenti verso le scrittrici di fantascienza e la loro produzione, soprattutto se le protagoniste erano eroine, donne emancipate e fuori dai canoni rispetto alla mentalità del tempo. Per essere credibile e accettata era necessario dimostrare di scrivere in maniera valida e di argomenti tali da convincere e attirare il pubblico più scettico e  i colleghi scrittori, che si dimostravano particolarmente inflessibili e critici.

Per Anne fu una sfida di cui non aver timore e che vinse brillantemente.
Cresciuta come una giovane ragazza sensibile e intelligente i cui principali amici erano i libri, aveva presto imparato a scontrarsi con un mondo duro che rifiutava idee diverse, a essere orgogliosa di avere una propria personalità indipendente, ad avere coraggio sufficiente per seguire la propria strada interiore (si ricordi in quali anni visse la propria giovinezza).
“Si impara a essere non conformi, − disse la scrittrice − a evitare le etichette. Ma non è facile! Eppure ci si accorge quante risorse interiori possiedano proprio coloro che hanno avuto sempre la forza di essere al di fuori della mentalità del gregge. Così la mente impara la libertà di pensiero e a comprendere il potere della fantasia.”
Questo suo modo di essere è rivelato in A life with Dragons, la sua biografia ufficiale uscita nel 2007 a cura di Robin Roberts, in cui è delineata la figura affascinante e complessa di questa donna che ha creato i suoi mondi immaginifici attingendo a piene mani dalle esperienze della propria vita, che ha rifiutato di chiudersi nei ruoli sociali tradizionali; una giovane madre che ha voluto dedicarsi anche alla scrittura, un’americana che se n’è andata dal proprio paese sola con due figli, un’amante degli animali che sognava mondi ove convivessero in perfetta armonia uomo e natura, una moglie intrappolata in un matrimonio infelice a cui ha avuto il coraggio di sottrarsi nonostante lo scalpore; una scrittrice che ha sempre amato i propri fan, di una gentilezza squisita verso chiunque, sempre pronta a una parola di incoraggiamento e stima verso i colleghi, troppo modesta per ammettere che i suoi libri erano diventati dei classici.
Questa autonomia di pensiero e autodeterminazione si percepisce fin dalle prime opere pubblicate, nelle quali alle donne in primo piano viene rifiutato il ruolo classico e marginale, per diventare protagoniste perspicaci e indipendenti, capaci di risolvere le situazioni da sole, rifiutando la tipica impostazione che voleva soprattutto eroi maschili e conflitti uomo-mostro.
La McCaffrey è stata molto apprezzata per la sua capacità di raccontare l’universale e trasmettere contenuti di valore oltre i limiti della narrativa di genere, utilizzando ampiamente l’apporto del mito e al contempo sovvertendo le regole delle leggende tradizionali, riconoscendo o ignorando le convenzioni.

Non si possono non ricordare altre due grandi scrittrici e antesignane della narrativa fantastica dell’epoca, Marion Zimmer Bradley, in particolare il suo ciclo fantascientifico di Darkover, e la grandissima Ursula K. Le Guin.
È singolare notare che i romanzi della Le Guin della pentalogia di Earthsea uscirono all’incirca negli stessi anni dei primi romanzi di The Dragonriders of Pern: in entrambe le saghe viene cambiata radicalmente la visione classica del drago presente fino ad allora nella narrativa fantastica, per renderlo un animale dalla valenza positiva, antico, saggio, depositario di infinita conoscenza.

Terza parte