gennaio 2012


Il passaggio al nuovo anno è stato un ottimo momento per rispolverare il Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere di Giacomo Leopardi, testo conciso ma di grande efficacia sul sentimento di vana e riluttante aspettativa legato all’iniziare di ogni nuovo anno, spesso smentito dallo stesso scorrere del tempo. La riflessione su Utopia e Disincanto (per chiamarla col titolo di un bel saggio di Claudio Magris, uscito all’alba dell’attuale millennio) è un tema trattato profusamente dal pensiero e dalla letteratura degli ultimi secoli, sul quale vale la pena soffermarsi in questo particolare momento storico, ora poi che siamo entrati nel fatidico 2012, il proclamato anno dell’apocalisse: ci aspetterà la catastrofe finale, come troppo spesso fonti che poco o nulla hanno di scientifico hanno vaticinato, oppure la rivelazione, come suggerirebbe l’etimo greco?

Una volta venuta meno la fiducia connaturata alla giovinezza o legata al sostegno incondizionato di una fede o di un ideale, sarebbe facile indugiare nella rassegnazione per effetto della delusione; o, ancor più, scivolare in qualche forma di pessimismo oppure nella ricerca di una via di fuga dalla realtà. La domanda che già si pose Immanuel Kant nella Critica della Ragion Pura è pertanto: “Che cosa posso sperare?”. La risposta è suggerita dall’ineluttabile esigenza di rinnovamento che nasce proprio di fronte al crollo dell’illusione: vivere secondo utopia e disincanto, indissolubili tra loro.

Utopia come lotta contro la rinuncia e per il cambiamento nel rispetto della lezione di Bertolt Brecht, che strenuamente spronò nelle sue opere a vincere l’impassibilità, a coltivare il dubbio, a non rassegnarsi allo stato delle cose (“Ci sono uomini che lottano tutta la vita. È di loro che non possiamo fare a meno”). Ma è necessario anche il disincanto, quale svolta che permetta la comprensione dei limiti propri e dell’uomo, ma non per questo scoraggi nel credere e coltivare un mutamento possibile. Esemplificativo in tal senso, come evidenzia lo stesso Magris, è il legame simbiotico tra Don Chisciotte, colui che scambia il sogno con la realtà, e Sancho Panza, che sa vedere le cose nella loro oggettività ma anche capire che è fondamentale ricercarne il lato incantato, le potenzialità invisibili.

Il cosiddetto Secolo Breve, nonostante sia già stato oltrepassato, non è ancora del tutto concluso, ne stiamo vivendo gli ultimi amari strascichi, sta implodendo in una crisi totale di quello che era considerato il classico modello occidentale. Il suo declino definitivo potrebbe essere la “catastrofe inaudita” con la quale Italo Svevo concluse La Coscienza di Zeno, un passo soggetto a plurime interpretazioni, tra le quali quella che preferisco è che l’attraversamento dell’apocalisse potrebbe rappresentare simbolicamente la presa di consapevolezza della malattia mortale (come la definì Søren Kierkegaard) dell’uomo moderno, non come limite e ripiegamento su se stessi, bensì del fatto che “La vita non è né brutta né bella, ma è originale”.
È quindi riconoscere e accettare, attraverso una pur dolorosa catarsi che ha il sapore della tragedia classica e necessita di una fondamentale dose di ironia, il disincanto, per accedere a un’utopia attuabile e responsabile.

Significativo mi sembra anche La strada di Cormac McCarthy, romanzo di grande impatto e forza e dalle molteplici chiavi di lettura. In un mondo post-apocalittico, desolato, pressoché disumanizzato, il protagonista non è un supereroe, un uomo invincibile, bensì un bambino. Credo che questa simbologia sia a dir poco dirompente: per superare il tracollo del mondo, non si ricorre a superpoteri hollywoodiani, ma la possibilità di salvezza risiede nella riscoperta delle occasioni che il domani può ancora offrire, nel voler credere che il sud, il mare possano essere raggiungibili, giorno per giorno. Nonostante tutto il male che si è obbligati a subire, legato all’essere figli dell’orrore e il vagare in una nebulosità che talora può offuscare gli obiettivi, McCarthy incoraggia a non cedere ad un egoismo disumanizzante o al desiderio di morire, ma a serbare nella maturità un’innocenza tesa al cambiamento, individuando i fattori di forza nell’eccezionalità dei sentimenti celati dentro di sé e in ciò che si vive tutti i giorni (metafora che nel romanzo è rappresentata dal fuoco portato dal bambino insieme al padre).

Soprattutto in questi anni di crisi e di fallimento delle certezze e del mondo come lo conoscevamo, forse proprio la letteratura può aiutare a mostrare che la speranza è ancora possibile, anzi, è nostra precisa responsabilità, perché, come scrisse Italo Calvino nel meraviglioso finale de Le Città Invisibili:

“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e approfondimento continui: cercare e sapere riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”

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Ho pensato che i tempi fossero maturi per un nuovo esperimento, una via di mezzo tra una rivista di critica e un bollettino di attualità, qualcosa che al connettivismo ancora mancava. Con NeXT che nel 2011 è stata meritatamente insignita del Premio Italia per la miglior fanzine di fantascienza dell’anno e Next Station ormai saldamente avviata sul cammino della critica militante, forse mancava uno spazio che fungesse da collettore per le riflessioni, in cui sviluppare il dibattito interno della comunità e allo stesso tempo proporre un’interfaccia interattiva con il resto della rete. Dopo aver tentato la strada del forum e averne verificato la dispersività, la soluzione più ovvia per questi propositi era rappresentata da un blog.

HyperNext nasce allo scopo di fungere da bar ai confini dell’universo. Non è un’emanazione di NeXT né di Next Station, ma rappresenta il terzo vertice di un ideale triangolo: il bollettino connettivista su carta, il web magazine di approfondimento dedicato ai generi e il blog per confrontarsi giorno per giorno su argomenti d’interesse più o meno specifico. Una nuova dimensione, più dinamica, fluida, informale. Appunto come un bar, in cui incontrare degli amici, conoscerne di nuovi e scambiare quattro chiacchiere sorseggiando le birre e i rhum migliori di questo tratto della spiaggia virtuale.

I baristi che troverete dietro il bancone saranno Sandro Zoon Battisti, Francesca Oedipa Drake Fuochi, Fernando BHS Fazzari e Umberto 2×0 Pace, oltre naturalmente al sottoscritto. Ognuno di noi continuerà a essere raggiungibile presso il rispettivo domicilio web personale, ma abbiamo voluto sviluppare insieme questo progetto per offrire un centro di gravità facilmente riconoscibile alla nebulosa connettivista in rete. Insieme a voi ci sforzeremo di organizzare giorno per giorno un discorso sul presente e sul futuro, intercettando i segnali emessi dalla realtà esterna, coordinando i rivoli di riflessioni sparse in un flusso speculativo ed estrapolativo non occasionale. Nei prossimi giorni questo approccio risulterà più chiaro attraverso i primi post che avrete modo di leggere e che saranno articolati in 5 principali categorie:

  • Immaginario: dedicata a letteratura, arte, musica, cinema, fumetti e multimedialità.
  • Reality Studio: attualità, società, politica in senso lato.
  • Scienze & Tecnologie: incentrata su argomenti di carattere scientifico o attinenti al progresso tecnologico.
  • Economia: un affilato reportage sul mondo dell’organizzazione aziendale, in tempi in cui il lavoratore è sempre più un simulacro, ridotto a formica elettrica, al servizio di uno strano potere…
  • Connettivismo: scritture, segnalazioni legate al movimento, ma soprattutto riflessioni incrociate sullo stato dell’arte e sul suo futuro, per capire dove ci stiamo muovendo.

In ciascuno dei nostri articoli cercheremo di proporre sempre un punto di vista chiaro e ben identificabile, che non avrà alcuna pretesa di essere riconosciuto come canonico, ma rispecchierà sempre in maniera onesta e trasparente le posizioni personali dell’autore. Siccome crediamo che la molteplicità di angolazioni su un tema generi arricchimento, lo spazio dei commenti sarà la sede ideale per contrapporre prospettive diverse. La discussione e il confronto, in termini civili, argomentati, competenti, saranno i pilastri di HyperNext.

Benvenuti a bordo!

Giovanni De Matteo