Dalla Primavera Araba fino al popolo di Occupy Wall Street intercorrono pochi mesi, centinaia di chilometri e milioni di dati sparati nell’infosfera. Infilando la mano nel magma, a proposito di movimenti di protesta, si potrebbero tirare fuori parole simili:
“Sono solo una banda di teppisti, ladri, stupratori, una teppa che si richiama alla nostalgia dell’epoca di Woodstock e alla falsa superiorità morale che si agitava in quell’epoca. […] Dovrebbero smettere di dar fastidio a quelli che lavorano, e andare invece a cercare un’occupazione per se stessi”.
Dichiarazione raccolta fuori da un circolo di vetero-leghisti e anziane massaie repubblichine? Magari. Sono invece di Frank Miller, mastro fumettaro d’oltreoceano. La vignetta successiva è di Alan Moore, che invece vede la maschera di Fawkes/V diventare il volto di una protesta globale. Il “Mago di Northapton” si piazza al polo opposto rispetto al collega, definendo il nuovo movimento anticapitalista globale come:
“Un urlo di giustificata indignazione morale, gestito in maniera molto intelligente, non violenta, cosa che per Frank Miller è probabilmente un altro motivo per non esserne soddisfatto”.
Ma la strada per realizzare anche solo una parte dell’utopia anarchica nonviolenta auspicata da Moore (e molti altri, a dire il vero, tra cui Ursula K. Le Guin) è piena non solo di gente pronta a fare lo sgambetto e a distribuire mazzate, ma di altri dotti che rivendicano il diritto alla tortura; ne fa cenno Cory Doctorow, raccontando di come la polizia segreta canadese abbia chiesto al governo di non prendere misure che possano in qualche maniera limitarne l’azione negli interessi del Paese.
Al di là del manicheismo da stadio a cui noialtri italiani siamo ben avvezzi, la violenta ignoranza insita nelle parole di Miller non stupisce affatto. Quello che sconforta è che, scendendo in strada, non si faticherebbe troppo a individuare pensieri simili, tangenti o paralleli. Sono troppi in giro ad avere una parte del cervello immersa nei conservanti. Neuroni così ben affogati in formaldeide che scanserebbero senza troppa fatica argomenti come quelli canadesi. La tensione, intanto, è destinata a salire. Scivolare dall’utopia alla distopia potrebbe non essere più una formalità letteraria.

3 febbraio 2012 at 00:41
Miller deludente: proprio un autorevole esempio d’incoerenza…
3 febbraio 2012 at 07:44
Ci sarebbe anche da dire che l’anarchia “utopica” della Le Guin si rifà al taoismo:
Anarchism means not the bomb-in-the-pocket stuff, which is terrorism, whatever name it tries to dignify itself with, not the social-Darwinist economic ‘libertarianism’ of the far right, but anarchism as prefigured in early Taoist thought … its principal moral–practical theme is cooperation (solidarity, mutual aid). It is the most idealistic, and to me the most interesting, of all political theories.” — Ursula K. Le Guin
Infatti l’autrice nel commento su occupywriters dice:
Our mayor has been very Taoist in handling the whole business, gracefully evading decisions and ultimatums, then going off to China….
Il che mi sembra molto lontano sia dall’anarchia insurrezionale che Moore mostra nelle sue opere, sia dal ridicolo commento di Miller.
4 febbraio 2012 at 10:20
@michele: Miller non delude affatto… che fosse conservatore e pseudofascio è arcinoto. Sorprende invece la deriva “borgheziana”, o no?
@zeruhur: grazie per l’addenda!
4 febbraio 2012 at 22:17
[...]“BUGIARDA! PUTTANA! Osi negare di esserti data a lui, con i suoi gagliardetti e i suoi stivali? Hai cambiato amante. Ma sappi che anch’io ho fatto lo stesso! [...] Chi è, V? Come si chiama?” si chiama ANARCHIA e come amante mi ha insegnato ben più di te! LEI mi ha insegnato che la giustizia non ha senso senza la libertà. LEI è onesta. LEI non delude… a differenza di te; fedifraga. [...] Ecco un ultimo dono lo lascio ai tuoi piedi. Le fiamme della Libertà belle e giuste. Ah, mia preziosa Anarchia…”o bellezza finor mai ti conobbi”
5 febbraio 2012 at 21:04
La qualifica di “mastro fumettaro” si addice a Miller specialmente in quest’occasione, in cui ha saputo dimostrare di essere provvisto di raffinata manualità in misura incommensurabilmente maggiore che di finezza di cervello. Se si fermasse a riflettere sulla consistenza delle sue parole, un uomo con qualche qualità (come pure credo che Miller sia) non potrebbe non vergognarsi per l’inutile posa che rappresentano.
Va inoltre precisato che Alan Moore, se è provocatoriamente “insurrezionalista” in V per Vendetta, capolavoro militante che tuttavia propone molti più quesiti che risposte, è un anarchico dichiarato ma non ha mai invocato l’abbattimento violento dell’ordine costituito. Anche la sua difesa del movimento Occupy è stata molto sottile, giocata anche sulla critica dei contenuti proposti da Miller nei suoi lavori (difficile dargli torto, sia su Sin City che su 300). E in effetti il fronte del movimento è culturalmente molto più ricco e consapevole rispetto ai suoi oppositori (che immagino fermi all’epoca in cui per mettere un piede a Wall Street era propedeutica la lettura di Sun Tzu).